Ci sono troppi antibiotici nei fiumi e nei canali d’Italia a causa di un uso smodato di antibiotici negli allevamenti. Durante i mesi di giugno e luglio 2018, Greenpeace ha condotto analisi in dieci Paesi europei indicando che la pratica dell’allevamento industriale inquina le nostre acque superficiali. I campionamenti sono stati fatti in 29 fiumi e canali di irrigazione, in regioni con una forte presenza di allevamenti intensivi. I campioni sono stati analizzati per verificare la presenza di medicinali ad uso veterinario, pesticidi, nutrienti e metalli.

Gli antibiotici sono stati trovati in oltre due terzi dei campioni analizzati (23 su 29) e questa presenza costante potrebbe contribuire alla diffusione di batteri resistenti agli antibiotici. La metà dei campioni esaminati conteneva livelli di nitrati superiori alla soglia considerata sicura per gli organismi acquatici più vulnerabili. In tutti i campioni sono stati trovati residui di pesticidi: 104 in totale, di cui 28 ormai vietati in Ue. Per quanto riguarda i farmaci, ne sono stati trovati 21 diversi, di cui 17 antimicrobici e 12 antibiotici. In Italia i campioni sono stati prelevati in Lombardia, regione dove si concentra oltre la metà della popolazione nazionale di suini. In particolare nel campione raccolto in provincia di Brescia sono stati rilevati 11 diversi tipi di farmaci, 7 dei quali antibiotici. Il numero più alto trovato in un singolo campione di tutta l’indagine.

L’uso di farmaci veterinari come gli antibiotici è aumentato drasticamente negli ultimi decenni. Anche se recentemente alcuni segnali indicano che le vendite di antibiotici si sono stabilizzate o sono diminuite in molti paesi europei, l’uso in Europa rimane elevato. I prodotti farmaceutici, che comprendono antimicrobici come gli antibiotici, rappresentano una classe emergente di sostanze inquinanti che stanno attirando un crescente controllo normativo. Più di duemila diversi farmaci veterinari sono attualmente disponibili sul mercato. Molti antibiotici sono scarsamente assorbiti dagli animali e quindi un’alta percentuale – tra il 30 e il 90% – può essere espulsa invariata nell’ambiente. I farmaci veterinari e quelli ad uso umano vengono introdotti nell’ambiente quando il letame contaminato o i fanghi da depurazione vengono sparsi sui campi. Dato l’uso diffuso di antibiotici nella produzione zootecnica industriale e nella medicina umana, il loro rilascio nell’ambiente è fonte di forte preoccupazione.

L’antibioticoresistenza

La resistenza antimicrobica è considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come una delle tre maggiori minacce alla salute pubblica, ma la nostra conoscenza della relazione tra residui di antibiotici e sviluppo della resistenza è ancora incompleta. Nel 2016, tuttavia, le Nazioni Unite hanno riconosciuto che l’uso eccessivo e improprio di antimicrobici, sia nei trattamenti umani che in quelli veterinari, era la causa principale dell’aumento della resistenza antimicrobica. Nel 2017, l’Oms ha anche lanciato le nuove linee guida sull’uso degli antimicrobici importanti dal punto di vista medico nella produzione zootecnica, raccomandando che gli allevatori e l’industria alimentare smettano di utilizzarli regolarmente come promotori della crescita e come trattamento preventivo per gli animali sani.

Il nuovo regolamento dei farmaci veterinari

Un nuovo regolamento europeo sui farmaci veterinari entrerà presto in vigore. Questa regolamentazione è un primo passo importante per affrontare il problema dell’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti intensivi. Tuttavia, le nuove norme prevedono diverse eccezioni che consentono al settore zootecnico di continuare a somministrare gli antimicrobici, anche in forma preventiva per allevamenti interi, con tutti i rischi correlati alla salute umana e all’efficacia degli stessi antibiotici.

 

Fonte  :  AboutPharma,2018

Antibiotici sempre meno efficaci, troppi negli alimenti e nei fiumi, aumenta pericolosamente l’antibioticoresistenza

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