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Integratori alimentari : la rivista scientifica Jama suggerisce cautela

Novantamila prodotti per oltre 30 miliardi di dollari di fatturato negli Usa e tre in Italia. Sono gli integratori alimentari, che da diversi anni ormai sono entrati con prepotenza nel mondo dell’healthcare.

Forse anche troppo e in maniera poco controllata.

Tanto che di recente su Jama (Journal of the American Medical Association) sono state pubblicate delle indicazioni precise.

Il problema principale del proliferare degli integratori alimentari, è l’essere venduti senza alcun obbligo di ricetta medica e senza obbligo di dimostrare la propria validità o sicurezza (a parte l’assenza di di contaminanti viventi, come virus e batteri o sostanze tossiche come metalli pesanti e impurezze chimiche). Spunti che hanno dato via a una riflessione da parte del Gruppo di Lavoro “Salute e qualità della vita” della Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV) – con Società Italiana di Farmacologia – SIF e altre cinque società scientifiche italiane – su quanto siano sicuri ed efficaci gli integratori e quale uso ne faccia il consumatore.

Analisi del loro consumo hanno messo in evidenza la popolarità di queste specialità e pongono interrogativi sul loro impiego, sui presunti benefici e sui rischi per la salute di un uso esagerato e inappropriato. Secondo una ricerca di Nutrition Journal nella maggior parte dei casi, l’utilizzo di integratori alimentari riguarda problemi di supporto alla matrice ossea (58%), ma anche necessità che riguardano il mantenimento dello stato generale di salute (53%) o, addirittura, la necessità di complementare lo scarso apporto di nutrienti del cibo (42%).

Un’altra ricerca pubblicata sempre su Nutrion più di recente ha mostrato come i consumatori scelgano preparazioni multivitaminiche e altri supplementi per colmare il gap di nutrienti anche se non viene loro riconosciuto il ruolo di sostituire i nutrienti del cibo sano. Il che tranquillizza i promotori dei prodotti, che si sentono più a loro agio nel raccomandare la supplementazione dietetica come mezzo di miglioramento dell’apporto di nutrienti.

Senza farsi prendere dal dubbio che tale raccomandazione porterebbe i consumatori a disconoscere l’importanza di una buona abitudine dietetica.

Sono state inoltre studiate le abitudini all’uso di integratori alimentari tra gli studenti con diverso grado di istruzione e di interesse culturale. In generale risulta che sono più popolari gli integratori multivitaminici piuttosto che i preparati per perdere peso. Inoltre gli studenti intervistati non considerano mai l’uso di complessi multivitaminici come una necessità per colmare eventuali mancanze di nutrienti dal cibo. Piuttosto, lo scopo è quello di aumentare le capacità mentali o del benessere generale. In molti casi gli intervistati ritengono che l’uso di questi integratori alimentari abbia la possibilità di prevenire le malattie, evidenziando una differenza abissale tra le ragioni basate sulle evidenze e quelle personali. In generale risulta evidente la necessità di aumentare la formazione sugli integratori alimentari e di un cambiamento delle attitudini di chi si occupa di promuovere questo uso per la salute e la nutrizione.

Le analisi scientifiche sull’utilizzo degli integratori o dei supplementi alimentari sembrano dunque mostrarne un uso improprio.

Prima di tutto perché una buona dieta sarebbe molto più efficiente per “sanare” eventuali carenze di oligoelementi o vitamine. Ma anche perché spesso questi prodotti possono causare effetti indesiderati. Sia per la concomitanza di patologie o di trattamenti farmacologici con cui possono interferire. Sia per la potenziale tossicità che oligoelementi e vitamine possono esercitare sull’organismo qualora il loro livello di assunzione sia superiore rispetto alle necessità del momento.

 

Fonte  :  AboutPharma Online

 

 

 

 

 

Journal of the American Medical Association