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Nuovi farmaci oncologici inefficaci nel 57% dei casi : ricerca inglese pubblicata sul British Medical Journal

Un nuovo studio sui farmaci oncologici condotto dal King’s College London e dalla London School of Economics lancia l’allarme sulla scarsa efficacia dei nuovi medicinali. La ricerca ha infatti rilevato che su 48 trattamenti approvati in Europa tra il 2009 e il 2013 per 68 diverse indicazioni, ben 39 di queste (il 57%) sono state ritenute inefficaci quanto a miglioramento della qualità della vita o della sopravvivenza dei malati. In quest’ultimo caso, è stata rilevata una media di soli 2,7 mesi di vita guadagnati con queste terapie.

La ricerca, pubblicata sul ‘British Medical Journal‘, ha anche cercato di determinare se esistessero potenziali benefici a lungo termine nell’uso di questi farmaci oncologici .

Negli studi di follow-up, infatti, dopo un periodo medio di cinque anni, il 49% non ha ancora dimostrato alcun beneficio in qualità o quantità di vita. Ma allora perché, si sono chiesti gli studiosi, questi farmaci sono riusciti a ottenere l’approvazione? Molti “via libera”, sostengono, sono stati concessi sulla base di endpoint surrogati, nonostante questi non siano un indicatore affidabile di potenziali miglioramenti nei pazienti in cura. Si tratta di misurazioni degli effetti indiretti della terapia, piuttosto che di prove concrete dei suoi benefici.

Inoltre, alcuni trattamenti hanno ricevuto l’autorizzazione al commercio condizionata alla presentazione di dati di conferma da ulteriori sperimentazioni. Tuttavia, lo studio ha individuato dieci prodotti approvati con iter veloce che sono ormai sul mercato da quattro anni, senza che per loro siano stati presentati dati di prolungamento o miglioramento della vita dei pazienti. Courtney Davis, autore principale dello studio, ha dichiarato: “abbiamo valutato le prove presentate per tutti i nuovi farmaci entrati in commercio in cinque anni e abbiamo scoperto che la maggioranza è stata approvata senza una chiara evidenza di miglioramento della sopravvivenza o della qualità della vita”.

Un gran numero di persone, dunque, viene sottoposto a un trattamento oncologico per cui sono disponibili pochissime informazioni di efficacia. Se farmaci costosi che non presentano prove robuste di benefici clinici vengono approvati e rimborsati nei sistemi sanitari finanziati a livello pubblico, vengono danneggiati i singoli pazienti e vengono sprecati fondi pubblici”, conclude l’esperto.

Va da se che l’obiettivo non è demonizzare le terapie oncologiche che ad oggi in grande percentuale migliorano l’aspettativa e la qualità di vita di chi le riceve, bensì di aumentare il grado di sensibilità e consapevolezza che in fondo rappresenta la base fondante di un buon processo teso al miglioramento della salute delle persone, con una attenzione specifica anche all’aspetto socio-economico.

 

Fonti :  

British Medical Journal  BMJ 2017; 359 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j4530 04 /10/2017

AboutPharma,2017