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Vitamina D – troppo spesso carente

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La vitamina D rappresenta un micronutriente  fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo umano e le statistiche internazionali indicano come una grandissima percentuale della popolazione dell’emisfero nord, ovvero al di sopra dell’equatore, ne viva uno stato di carenza.

Ad oggi esistono diverse migliaia di pubblicazioni inerenti la vitamina D, questo a manifestare un sempre maggiore interesse da parte della ricerca e della clinica al fine di intervenire appropriatamente sulle carenze in essere e ridurre o meglio ancora prevenire le condizioni patologiche derivanti dagli stati di carenza stessi.

Ma quali sono le sue funzioni principali?

Considerato il suo effetto epigenetico su più di 2000 geni, occorre fare un distinguo tra

  • effetti muscolo scheletrici :  metabolismo osseo, assorbimento del calcio,  trofismo muscolare
  • effetti extra muscolo scheletrici:  modulazione della risposta immunitaria, modulazione della duplicazione cellulare, endotelio, calcemia, fosforemia, infiammazione, invecchiamento

Fin dagli inizi del 1900 era ben nota la sua azione preventiva per il rachitismo, la sua capacità di regolazione del metabolismo del calcio e del turnover osseo.

Il trascorrere degli anni ha poi portato la ricerca scientifica ad evidenziare come questa  vitamina sia elemento primario del metabolismo umano in generale. E’ stato infatti dimostrato come il suo recettore nucleare sia presente in ogni cellula del nostro organismo, pur essendo la sua azione specifica per ogni tessuto. Aspetto importantissimo riguarda la capacità di regolazione della risposta immunitaria, sia quella innata che quella adattativa. E’ altresì in grado di regolare i processi di riparazione e di duplicazione cellulare oltre che il metabolismo energetico.

A seguito di quanto sopra descritto, ben si comprende il motivo per il quale la carenza di vitamina D possa condurre a conseguenze anche particolarmente negative in ogni tessuto ed organo fino ad arrivare, in casi estremi, a compromettere l’intero organismo. Al momento l’impatto negativo più conosciuto dovuto ad uno stato di carenza è l’osteoporosi, ma vengono sottovalutati sempre meno gli esiti negativi sul sistema immunitario piuttosto che sulla genesi e sul relativo peggioramento delle malattie croniche e degenerative.

Se poi si considera uno stato di carenza sin dall’infanzia, non è difficile comprendere come questo possa avere esiti negativi per tutto il periodo di vita dell’individuo.

Bassi valori di vitamina D nell’infanzia si possono correlare ad un incremento delle problematiche asmatiche, piuttosto che di dermatiti atopiche, oltre chiaramente ad uno sviluppo inadeguato di denti e ossa.

Ma il corpo umano come si approvvigiona di Vitamina D?

Innanzitutto bisogna considerare che dagli alimenti possiamo trarne al massimo un 20% del nostro fabbisogno. La maggiore quantità viene prodotta dalla nostra pelle attraverso l’esposizione ai raggi solari, a patto che sia esposta un’ampia superficie del nostro corpo e preferibilmente nelle ore centrali della giornata. Se il periodo autunno-invernale rappresenta il periodo di minor sintesi di Vitamina D, ovviamente quello primaverile-estivo è quello di massima produzione, per quanto l’impiego sempre più massivo di creme solari ad alta protezione spesso impatti negativamente rendendo ancor più irrisorie le “riserve” delle quali dovremmo disporre nei mesi freddi.

Ma quali sono i valori di riferimento ?

Per chiarezza

  • carenza                 <   20       ng/ml
  • insufficienza          <   20-30  ng/ml
  • sufficienza             >   30       ng/ml
  • eccesso                 > 100       ng/ml

Una volta accertata la propria condizione attraverso una semplice analisi del sangue, come fare per aumentare i valori di Vitamina D ?

Se possibile cambiare le proprie abitudini esponendosi maggiormente ai raggi solari piuttosto che aumentando l’assunzione di alimenti quali  funghi,  pesce meglio se azzurro, olio di fegato di merluzzo.

Come abbiamo avuto modo di valutare precedentemente però, nella maggior parte dei casi l’alimentazione non è in grado di colmare le necessità e quindi si può ricorrere all’uso di integratori specifici.

A questo punto si pone la domanda su quale sia l’integratore maggiormente funzionale.

Esistono integratori che si differenziano per

  • origine naturale, sintetica o semi-sintetica
  • forma a bassa o alta biodisponibilità
  • forma a bassa o alta tollerabilità
  • bio o non bio
  • origine animale, adatta a vegetariani o a vegani
  • presenza di allergeni

Tra questi aspetti merita certamente un approfondimento la biodisponibilità.

La biodisponibilità delle vitamine dipende principalmente dalla forma chimica di inserimento nelle formulazioni, dal grado di assorbimento della sostanza e dalla complessità di trasformazioni metaboliche necessarie per il suo utilizzo finale all’interno delle cellule.

In sostanza la biodisponibilità della vitamina dipende soprattutto da ciò che succede dopo l’assorbimento, ovvero le trasformazioni necessarie per renderla utilizzabile dall’organismo.

Per l’integrazione quotidiana, una soluzione ottimale, con un profilo di alta efficacia sicurezza e tollerabilità, è rappresentata dal colecalciferolo, ovvero un precursore della Vitamina D che l’organismo provvederà a trasformare in forma attiva nelle quantità necessarie.

I dosaggi giornalieri comunemente utilizzati sono di  1.000 – 2.000 UI  per gli adulti mentre sono di  400 – 1.000 UI  per i bambini, a secondo delle condizioni e necessità.

Questi dosaggi sono in grado di soddisfare tutte le esigenze aiutando a mantenere  attive le difese immunitarie, contribuendo  al buon stato di salute di ossa e muscoli oltre che supportare il corretto funzionamento di tutte le funzioni dell’organismo.

Tale integrazione risulta consigliata anche in gravidanza.

La strategica importanza della Vitamina D è un fattore determinante per il nostro stato di salute e risulta sempre più importante poter disporre dei fabbisogni richiesti dal nostro corpo al fine di ridurre l’insorgenza o quantomeno la progressione delle patologie correlate.

 

 

 

 

 

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