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Medici e pazienti contro la Determina Aifa sull’equivalenza terapeutica dei farmaci

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Un “No” a caratteri cubitali alla Determina Aifa emerge dall’incontro a porte chiuse che nelle scorse settimane ha visto riuniti Cittadinanzattiva–Tribunale per i diritti del malato, Amici, Amri, Anmar, Associazione Malati Di Reni, Cardiosalus (Conacuore), Diabete Italia, Fand, Fare, Fimmg, Fnomceo, Forum Nazionale Dializzati E Trapiantati, Sid, Sidemast, Sif, Simba, Simg, Sin (Nefrologia).
L’incontro è stato organizzato da Cittadinanzattiva–Tribunale per i diritti del malato, con l’obiettivo di approfondire gli spazi di riflessione e i nuovi scenari aperti dalla Determina 458 che va ad incidere sul modello di assistenza, sulla professionalità dei medici prescrittori e sul ruolo dei pazienti che considerano con grande preoccupazione gli esiti del provvedimento, nel caso venisse ripresentata, dopo la sospensione.
Il timore è che miglia di pazienti si ritroveranno, nel corso di una cura già in atto con determinati farmaci, a essere curati con molecole diverse, perché meno costose, a prescindere dall’equilibrio trovato e per i potenziali effetti avversi derivanti da molecole non del tutto adatte per quel paziente. La compliance e l’aderenza al farmaco quindi potrebbero diminuire, complicando molto la vita dei malati cronici che assumono giornalmente molti farmaci. “I medici, da intellettuali e professionisti della cura, rischiano di diventare solo burocrati, in quanto meri esecutori di scelte decise da altri: potranno prescrivere solo la molecola tra quelle presenti in una categoria farmacologica. I meccanismi di gara così fatti, potrebbero minare l’autonomia del medico nella scelta e nella decisione di non sostituibilità; gli effetti derivanti dalla limitazione delle opzioni terapeutiche dovuti a criteri esclusivamente economici, non supportati da evidenze scientifiche robuste, andranno contro la continuità e personalizzazione della cura”. Il “cartello” di società scientifiche e associazioni scientifiche ha quindi evidenziato che la determina Aifa 458, dando il via libera alle gare tra farmaci “terapeuticamente equivalenti”, potrebbe limitare le molecole disponibili e favorire quelle con il prezzo più basso. Secondo questo principio, farmaci contenenti principi attivi diversi tra loro, ma appartenenti alla stessa classe potrebbero essere sostituibili tra loro, se fosse dimostrata l’equivalenza terapeutica. “In realtà il concetto di equivalenza terapeutica – è scritto in una nota – andrebbe dimostrato con prove solide, ad esempio con studi che dimostrino la non-superiorità di farmaci contenenti principi attivi diversi. Poiché tali tipologie di studi appaiono difficilmente attuabili da parte dei produttori di farmaci, anche per gli elevati costi che richiedono, la commissione incaricata di valutare l’equivalenza terapeutica si potrebbe avvalere di prove diverse, ma non in grado di dimostrare l’equivalenza terapeutica”.
“Se questa determina dovesse trovare applicazione così come è scritta, accetteremmo che per esigenze di carattere economico si possa introdurre nel Ssn il cosiddetto farmaco di Stato; il medico amministrato che non sceglie in scienza e coscienza, ma esegue disposizioni amministrative; il paziente standardizzato, privo di specificità e bisogni particolari”  commenta Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Questo approccio, che rifiutiamo, manderebbe in soffitta i diritti dei malati, conquistati con fatica nel corso degli anni da associazioni di cittadini e pazienti; contrasterebbe con l’approccio più moderno della medicina personalizzata; infine, come sottolineano le società scientifiche, manca anche di quel supporto scientifico necessario per assumere tali decisioni”.
Anche il past president della Società Italiana di Farmacologia (Sif) Francesco Rossi è fortemente contrario alla determina Aifa in quanto “Presenta una serie di criticità dal punto di vista clinico, farmacologico nonché tecnico-scientifico. La mancanza di evidenze provenienti da studi clinici testa a testa non consente l’esatta definizione di equivalenza terapeutica tra farmaci contenenti principi attivi diversi. Pertanto, in tale contesto la definizione di equivalenza terapeutica rischia di mettere in crisi il diritto del paziente alla continuità terapeutica, all’aderenza al trattamento e all’equità di accesso alle cure”.

 

Fonte : AboutPharma

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