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Colesterolo “cattivo”, i cardiologi rivedono i limiti al ribasso: meglio tra 70 e 100

cuore-e1472656302223-300x189“Il colesterolo cattivo? Più basso è, meglio è”. Il presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), Francesco Romeo, riassume in una battuta il contenuto delle nuove linee guida sui valori del colesterolo presentate al congresso della Società europea di cardiologia (Esc) a Roma.

“Il trattamento delle malattie cardiovascolari – spiega Romeo – si è dimostrato la principale ragione dell’aumento dell’aspettativa di vita ottenuta in questi anni. L’incidenza della malattia, però, non si è ridotta. E’ fondamentale, quindi, agire sulla prevenzione dei principali fattori di rischio. E i più importanti, soprattutto per la malattia coronarica, sono i livelli di colesterolo, al secondo posto c’è il fumo, poi il diabete, l’ipertensione e l’obesità”.

Per quanto riguarda l’ipercolesterolemia, al congresso Esc “sono state emanate linee guida – continua Romeo – che tendono a stabilire il principio che ‘più basso è meglio è’. Ed è stato identificato un range, da 70 a 100 milligrammi per decilitro, che indica i livelli di colesterolo Ldl ottimale per tutti. Nei pazienti ad alto rischio, in particolare, è necessario rimane verso i limiti inferiori, 70 o anche meno. In passato si era molto più ‘liberali’ e veniva ritenuto accettabile anche un valore di 130 nelle persone a medio rischio. Un limite davvero inaccettabile alla luce delle attuali conoscenze”.

Per abbassare i livelli di Ldl “fino ad ora – spiega Romeo – avevamo a disposizione, come farmaci, le statine, che sono stati una pietra miliare nel trattamento delle dislipidemie e di conseguenza nella prevenzione sia primaria che secondaria cardiovascolare. Oggi, per i pazienti che non raggiungono il target, abbiamo a disposizione nuovi medicinali, gli anticorpi monoclonali anti PcsK9, una proteina che interferisce nel metabolismo dei recettori Ldl, rendendoli meno disponibili quindi meno abilitati a ridurre i livelli di colesterolo Ldl”.

Inibendo la proteina PcsK9, continua Romeo, “normalizziamo i valori del colesterolo. E l’aggiunta di questi anticorpi alla terapia tradizionale con statine riesce a raggiungere il target in tutti i pazienti. Al momento, però, queste terapie piuttosto costose vengono erogate, per problemi economici, solo a pazienti che hanno l’ipercolesterolemia familiare, una forma molto grave che si correla con lo sviluppo molto precoce di malattia coronarica, una condizione che è responsabile di tutti gli incidenti coronarici”, conclude Romeo ricordando anche il ruolo del ‘colesterolo buono’: “L’Hdl ha sicuramente un effetto protettivo. E i suoi livelli possono essere aumentati, attraverso corretti stili di vita, incrementando l’attività fisica. E, in questo caso, è l’unico modo, perché i farmaci che nel tempo sono stati usati per aumentarlo sono stati poi messi di parte per i loro effetti collaterali”.

L’iniziativa dei cardiologi, tuttavia, suscita alcune perplessità nella comunità scientifica. Secondo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, le nuove linee guida – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – potrebbero dar luogo a una “forma di medicalizzazione ingiustificata: il colesterolo è un fattore di rischio fra i più importanti, ma non il più importante. Ce ne sono di altri, come la sedentarietà, o la familiarità per problemi cardiaci. Dare queste regole di carattere generale secondo me non ha una giustificazione adeguata, perché bisognerebbe guardare molto di più all’insieme degli elementi di pericolo, come d’altra parte recentemente ribadito anche dalla Società scientifica americana”. Secondo il farmacologo, “le statine devono ancora essere i farmaci di elezione, mentre i nuovi prodotti biologici, come gli anticorpi monoclonali giunti da poco in commercio, devono essere utilizzati solo nei casi di ipercolesterolemia familiare, che non rispondono alle terapie con le statine”.

 

Fonte : Aboutpharma

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  • CRISTIANO POLITANO -

    Per me ha ragione il prof. Garattini . Va valutato il rischio cardiovascolare globale non un semplice valore ematico. E condivido che fino a che non vi saranno nuove evidenze i monoclonali vanno riservati alle ipercolesterolemia familiari non responsive alle statine.

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