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Farmaci generici/equivalenti: medici e farmacisti dubbiosi sul loro impiego

 

farmaci-e1457362115603-300x189Ben l’85% dei medici di medicina generale Italiani è scettico sull’utilizzo dei farmaci generici detti anche equivalenti: si ritiene che l’efficacia di questi prodotti sia garantita solo per alcune classi mentre il 36% dei farmacisti è convinto che la qualità sia differente a seconda delle aziende produttrici. Sono solo i primi dati dell’indagine che sta conducendo la Società Italiana di Farmacia Clinica (Sifac) in collaborazione con il Master Internazionale in Clinical Pharmacy per studiare le perplessità che ancora limitano l’uso degli equivalenti in Italia. Una ricerca che si concluderà con la stesura, entro la fine  dell’anno, di linee guida di supporto al medico e al farmacista. Saranno inoltre redatte risposte alle domande più frequenti che raccoglieranno le perplessità più frequenti dei pazienti.“La stesura di linee guida da parte delle Società Scientifiche, può rappresentare – ha commentato Michele Uda, direttore generale di Assogenerici – un valido strumento di informazione per vincere le distorte concezioni in atto dei medici e farmacisti. È necessario però che queste iniziative vengano sostenute e convalidate dalle istituzioni, ottenendo così un maggior impatto anche sull’opinione pubblica”. Un plauso all’iniziativa è arrivato anche da Massimo Sgrafetto, direttore commerciale di Doc Generici, parte nella giuria del progetto: “Ben vengano studi e valutazioni in questo settore del mercato farmaceutico, soprattutto se facendo chiarezza annulleranno quei falsi miti che ancora offuscano l’immagine dei farmaci equivalenti agli occhi di pazienti e operatori sanitari; e permetteranno di allineate l’Italia all’Europa e ai Paesi più evoluti dove i farmaci generici hanno quote di mercato che arrivano o sfiorano l’80%. Mentre la media Europea è attorno al 50% l’Italia ne è ancora ben al di sotto”.
Un altro dato che è emerso da questa prima presentazione dall’indagine è che il 54% medici e l’82% dei farmacisti ritorna all’originatore se il paziente si dichiara non convinto dell’efficacia del farmaco equivalente. “Dopo più di un decennio di utilizzo dei medicinali equivalenti stupisce che ci siano ancora perplessità da parte dei professionisti sanitari” ha dichiarato Paola Minghetti, direttore Master in Clinical Pharmacy e docente di Legislazione Farmaceutica presso l’Università degli Studi di Milano – Sicuramente queste ricerche aiutano a capire il fenomeno, ma ora è auspicabile un intervento da parte di ordini, associazioni e istituzioni anche in vista dell’arrivo di molti biosimilari che porranno ulteriori problemi”.

La domanda è: se ai generici/equivalenti corrisponde un margine del +/- 20% in termini di efficacia rispetto ai farmaci originali, aspetto chiaramente riconosciuto dalla stessa AIFA, come è concretamente possibile ritenerli “equivalenti” rispetto agli originali ? c’è da stupirsi, ad esempio,  se un medico non prescrive la warfarina generica che creerebbe un’enorme difficoltà nello stabilizzare la scoagulazione di un paziente?…….forse ci sarebbe da stupirsi del contrario……..

non è che banalmente, sia proprio l’esperienza decennale ad aver portato la classe medica ed i farmacisti a valutare “oggettivamente” una ridotta efficacia e a volte anche tollerabilità dei farmaci generici ? con buona pace delle dolcevite che pontificano in televisione e sui media in generale ?

ma forse…..allo Stato in questo momento più che mai interessano le proprie tasche invece che scelte più “deontologiche”…….un Naturopata dovrebbe probabilmente restare a latere di questa querelle, ma vista la mia esperienza pregressa nel mondo farmaceutico e prim’ancora il dovere della correttezza d’informazione mi hanno portato a queste considerazioni!

Resta inteso che per molteplici situazioni si possono utilizzare fitoterapici e rimedi naturali di vario genere prim’ancora che i farmaci di sintesi…….

 

Fonte :  About Pharma