imagesL’osteoporosi è una degenerazione spesso priva di sintomi causata dalla perdita di consistenza  che provoca una ridotta resistenza della struttura ossea portando ad un rischio elevato di fratture anche a seguito di movimenti banali e/o piccoli traumi.

Nella donna la menopausa non è necessariamente sinonimo di osteoporosi, ma la statistica dice che a 55 anni ne soffre 1 donna su 3.

Se la donna giunge al periodo del climaterio (menopausa) con una massa ossea ben strutturata supportata da una corretta alimentazione e da un adeguato esercizio fisico, ha buone probabilità di rallenaterne la degenerazione e conseguentemente tutta la sintomatologia tipica.

A partire dai 30 anni di età circa, le ossa si riducono fisiologicamente del 2% ogni anno: contestualmente all’insorgere della menopausa, questo processo di impoverimento può accellerare fino ad un -20/30 % nell’arco dei primi 30 mesi.

La statistica dice che mediamente il 40% delle donne in età compresa tra i 50 ed i 70 anni è soggetta ad una frattura indotta da osteoporosi: il 35% di queste fratture è a carico della colonna e nello specifico delle vertebre.

I fattori che possono contribuire all’insorgenza del problema osteoporosi possono essere molteplici quali familiarità, menopausa precoce entro il 45° anno di età, essere sottopeso, sedentarietà, alcool, fumo di sigaretta, scarsa esposizione alla luce solare o scarsa assunzione di calcio attraverso una corretta alimentazione.

Il calcio infatti rende le ossa resistenti e, unitamente a Vitamina D e Fosforo, alimenta le cellule dell’osso. Il fabbisogno giornaliero di calcio di una donna tra i 30 ed i 60 anni è di 1000mg/die, ovvero 1 grammo al giorno. Oltre i 60 anni, il fabbisogno aumenta a 1,2 grammi al giorno. La statistica conferma però come solo il 25% delle donne assume il giusto quantitativo di calcio, mentre ben il 75% della popolazione femminile in Italia, a causa di questa carenza, vede aumentare il rischio di frattura del femore e della colonna vertebrale, dell’incurvamento della colonna stessa oltre alla perdita dei denti.

Oltre al calcio, ho preventivamente citato la Vitamina D quale elemento indispensabile per l’assorbimento ed il corretto utilizzo del calcio stesso: oltre a ciò, la vitamina D ha un ruolo determinante anche nella corretta funzionalità dei muscoli. Gli alimenti spesso non sono sufficienti a raggiungere il corretto fabbisogno giornaliero e per far si che questo avvenga viene attivata la sintesi tramite la pelle grazie all’esposizione ai raggi ultravioletti del sole dove è sufficiente esporre viso collo e braccia quando si è all’aria aperta. Per favorire questo processo, sono sufficienti 15  inuti al giorno di esposizione alla luce solare durante l’estate e 30 minuti in inverno.

Laddove necessario si può integrare la vitamina D utilizzando integratori appropriati che vanno però assunti sotto la supervisione di una persona competente al fine di evitare accumuli o sovradosaggi potenzialmente causa di spiacevoli effetti secondari e/o collaterali.

Un ruolo fondamentale è altresì giocato dall’attività fisica. Infatti, svolgere attività fisica regolare, fosse solo anche passeggiare o alzare piccoli pesi, fortifica sia la struttura ossea che quella muscolare.

In merito all’alimetazione, ancora oggi, si sente parlare dell’utilizzo del latte e dei latticini quali strumento per apportare e favorire la deposizione del calcio nelle ossa. Purtroppo il tutto non è spesso congruo in quanto si sa come latte e latticini siano alimenti altamente acidificanti per l’organismo. L’acidosi tissutale è una condizione nella quale il ph dell’organismo scivola dalla propria condizione di neutralità (7) verso una maggiore situazione acida ( 0 rappresenta il massimo grado di acidità mentre 14 quello di alcalinità). Questo processo può insorgere funzionalmente a diversi fattori quali ad esempio lo stress o un ambiente poco salubre, ma gran parte del problema è sostenuto da un ridotto consumo di acqua frutta e verdura o da una loro ridotta qualità nutrizionale. Resta il fatto che latte e latticini, insieme a tutte le proteine animali, sono dei potenti acidificanti dell’organismo. Il paradosso è che se si è in una condizione di acidosi tissutale, l’assumere nello specifico soprattutto latte e latticini contribuisce ad aumentare l’acidità dei tessuti, acidità alla quale il corpo umano risponde prelevando proprio dalle ossa gli elementi utili al mantenimento del rapporto acido-base. Questo processo, con il tempo, favorisce un progressivo impoverimento del’intera struttura ossea accellerando pertando l’evoluzione dell’osteoporosi e di tutte le sue complicanze.

Prima regola quindi, soprattutto in menopausa, è la riduzione dell’acidosi tissutale attraverso un’alimentazione giornaliera che privilegi frutta e verdura oltre ad un appropriato introito di acqua (desiderabili 2 litri) preferibilmente con un ph superiore a 7,5.

Al fine di favorire un buon apporto di calcio, si potranno preferire mandorle nocciole e pistacchi, legumi quali ceci e lenticchie, verdure a foglia verde, biete, broccoli, cavoli, carciofi, salvia, rosmarino, prezzemolo e basilico.

Resta inteso che gli alimenti appena citati non rappresentano di per se la soluzione al problema, bensì va sempre tenuto in considerazione un regime alimentare equilibrato al fine di ottimizzare i processi di assorbimento sintesi ed assimilazione, processi indispensabili e propedeutici ad ogni azione di prevenzione e contrasto al problema.

L’alimentazione è il fattore vincente sia nella prevenzione che nel rallentare la progressione della malattia.

Ippocrate diceva   Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”

 

 

 

 

 

Osteoporosi, come prevenirla e contrastarla naturalmente

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