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I batteri intestinali responsabili del senso di sazietà ?

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Un recente studio ha evidenziato la relazione esistente tra  batteri contenuti nell’ intestino umano ( microbiota )  ed il senso di sazietà. Venti minuti dopo un pasto composto da nutrienti in grado di stimolare la crescita batterica intestinale, i batteri  Escherichia Coli commensali producono una serie di proteine tra le quali la ClpB,  non prodotte precedentemente al pasto. Queste stimolerebbero il rilascio di peptidi coinvolti nel segnale di sazietà come il peptide YY e il GLP-1, coinvolto nel rilascio di insulina. Sulla base di questa osservazione sperimentale, il microbiota — oltre a essere legato al fenotipo metabolico dell’ospite come già ben noto — potrebbe partecipare anche alla regolazione dell’appetito, agendo sul rilascio degli ormoni della sazietà1.
Interessante è l’ipotesi che i batteri intestinali, in quanto dipendenti dall’ospite che colonizzano per la propria sopravvivenza, abbiano un forte interesse a mantenersi in vita in modo stabile, inviando segnali specifici al loro ospite, inclusi quelli di sazietà ma anche di scelta di alcuni cibi rispetto ad altri. Si sa come una diversa composizione in nutrienti della dieta influenzi la presenza di alcuni ceppi batterici piuttosto che altri.  Esempi: Prevotella che meglio si sviluppa grazie ai carboidrati, Bifidobacteria grazie alle fibre, Bacteroidetes2 grazie ai grassi. La presente ipotesi fa pensare ad una capacità manipolatoria specifica del microbiota sul comportamento dell’ospite. Sembrerebbe esserci una correlazione tra il craving, ovvero la voglia spasmodica per alcuni cibi e la composizione del microbiota, così come per alcuni stati d’animo quali ansia, depressione, malinconia o stati di disforia, che si riflettono inevitabilmente sul comportamento alimentare. Nel momento in cui si somministrano specifici probiotici, in grado di modulare la crescita del microbiota, tali stati d’animo sembrerebbero migliorare.  Il microbiota sembra essere in grado di influenzare le preferenze alimentari anche attraverso modifiche dell’espressione di alcuni recettori del gusto.  Un altro aspetto molto interessante è che più del 50% di dopamina e di serotonina sono prodotte a livello intestinale, così come molti ceppi batterici (E. coli, Bacillus cereus, B. subtilis, Proteus vulgaris, Staphylococcus aureus…) producono dopamina, neurotrasmettitore coinvolto nella ricerca del piacere, e quindi anche di alcune categorie di cibo.
Quindi una via manipolatoria per l’assunzione del cibo sarebbe necessaria al microbiota per creare condizioni nutrizionali adatte per la propria sopravvivenza, anche attraverso la regolazione degli ormoni dell’appetito. E’ altrettanto vero che l’organismo ospite è in grado di produrre anticorpi contro questi peptidi microbici, come difesa da questa manipolazione, ma tali anticorpi possono agire anche come auto-anticorpi verso gli ormoni prodotti dall’ospite per azione del microbiota. Tale risposta autoimmune implica ancora una volta una capacità di manipolare il comportamento alimentare dell’ospite, sia direttamente mimando ormoni coinvolti nella sazietà, sia indirettamente attraverso la stimolazione di auto-anticorpi che interferiscono con la regolazione dell’appetito.  In questa chiave sperimentale, il senso di sazietà e il livello di appetito di un individuo sembrano essere il risultato di una sorta di conflitto tra microbiota e ospite, dove quest’ultimo risulta quasi impotente di fronte ad azioni manipolatorie dei propri batteri intestinali. Ma l’uomo è dotato di coscienza e conoscenza, e gli studi scientifici attuali e futuri potranno aiutare a capire meglio come preservare il benessere del nostro intestino e del suo microbiota, sia con l’alimentazione sia con uno stile di vita più sano in generale.

 

Fonti:

Dr.ssa Valentina Viti

  1. Breton J, et al, — Gut Commensal E.coli Proteins Activate Host Satiety Pathways following Nutrient-Induced Bacterial Growth — Cell Metab. 2015 Nov 20. pii: S1550-4131(15)00566-5. doi: 10.1016/j.cmet.2015.10.017
  2. Wu GD, et al,Linking long-term dietary patterns with gut microbial enterotypes — Science. 2011 Oct 7;334(6052):105-8. doi: 10.1126/science.1208344
  3. Alcock J, et al, — Is eating behavior manipulated by the gastrointestinal microbiota? Evolutionary pressures and potential mechanisms Bioessays — Bioessays. 2014 Oct;36(10):940-9. doi: 10.1002/bies.201400071

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